BATTLE RAIDER, Battle Raider

Già autori di Hard Flyer (2015), i Battle Raider di Città del Messico propongono heavy metal  venato da sfumature prog, memori degli esordi di Queensrÿche e Crimson Glory. Come talvolta accade con formazioni provenienti da zone in cui non vi è una scena prolifica, la registrazione è amatoriale, ma pura e scevra da orpelli stilistici. La sostanza è invero estremamente fine e ricercata, risultato della stratificazione di intuizioni generate dall’ascolto attento e per nulla passivo di determinate band. Un’altra caratteristica dell’album è l’ingenuità, nel senso che mancano alcune accortezze che avrebbero potuto renderlo commercialmente più appetibile, ad esempio una bella immagine di copertina. Ogni energia è altresì riversata nella composizione di brani eseguiti con passione e realmente affini alle produzioni degli anni Ottanta. Dallo strumentale “Tartan Piper Alpha” emerge un’atmosfera esemplare di quest’approccio alla materia heavy metal, che ha in sé gran parte degli elementi che hanno contribuito a delineare le coordinate del genere. Passaggi strutturalmente intricati sfociano in richiami a sonorità dirette ed essenziali, che conservano la potenza impattante dei brani posti in apertura (“Flying Fingers”, “Atlanteans Of Gold”). La chiusura appare essere d’ampio respiro, in grado di inglobare al suo interno lievi input estranei al metal (“Commander”), pur conservando intatta la sua impronta classica.