BARISHI, Old Smoke

Orfani del cantante Sascha Simms, gli statunitensi Barishi ridefiniscono ancora una volta le loro coordinate stilistiche tornando ad abbracciare soluzioni assimilabili al progressive degli esordi, tenendo però a mente quanto realizzato in occasione di Blood From The Lion’s Mouth (2016).

Old Smoke è dunque estremamente compatto eppure costellato da cambi di direzione che vedono passare la formazione del Vermont da atmosfere ai limiti del death metal a uno sludge scomposto, caratterizzato dalle ritmiche frammentate di Jonathan Kelley (basso) e Dylan Blake (batteria). Le linee vocali del chitarrista Graham Brooks si delineano più estreme rispetto a quelle di Sascha Simms e privano i brani dei frangenti melodici che avevano reso eccezionale il debutto (2013).

Preso atto del cambio di stile, è innegabile che episodi come “The Longhunter” contengano al loro interno influssi provenienti da differenti forme di metal estremo e che il ricorso a una produzione limpida aiuti a decifrare quello che accade in “Entombed In Gold Forever”, con le sue atmosfere tetre. Questa eterogeneità potrebbe destabilizzare, ma è anche ciò che rende interessante l’album e fa venir voglia di riascoltarlo. Si tratta di un lavoro che necessita un po’ di attenzione per essere compreso e che forse dà il meglio nella traccia posta in chiusura (“Old Smoke”), che è quella più vicina agli esordi del gruppo e in cui si intersecano gli elementi incontrati nei brani precedenti.