ARCADELT, Arc8

ARCADELT, Arc8

La via italiana al Rock Progressivo si rigenera grazie al catalogo Lizard Records. L’infaticabile Loris Furlan presenta nel maggio 2019 una band con una storia lunga più di vent’anni: gli Arcadelt, con ARC8 scoprono una nuova pietra d’inciampo sulla strada complessa e per molti versi controversa del rock italiano.

Il paesaggio sonoro, simbolico e iconico all’interno del quale si muove la rediviva band romana è quello tradizionale e immutabile del Rock Progressivo classico. Potrei scomodare, senza timore d’essere smentito, i mostri sacri del genere: Gabriel su tutti, ma anche Yes o Van Der Graaf Generator. Certo, non si può fare a meno di tornare su questi nomi, ma Arc8 è anche un tentativo, per molti versi riuscito, di cesellare una proposta che, pur rientrando pienamente negli stilemi del prog anglosassone, riesce a essere originale anche se in primis di altissima qualità tecnica. Il lavoro artigiano del gruppo nel giustapporre le cellule compositive al servizio dell’idea complessiva è raffinatissimo. Ogni modulazione si curva alle esigenze narrative. Notevole pure la capacità di cambiare registro, andando senza imbarazzi da visioni orchestrali idilliache a pazzeschi inseguimenti melodici tra organo e chitarra. Anche dal punto di vista ritmico ogni passaggio è impeccabile, il groviglio sonoro di basso e batteria è il frutto di una progettazione precisa che mai cade nel mero e sterile virtuosismo. Nel complesso è lampante il potere della scrittura musicale che invade ogni parte di questa produzione.

ARC8 è un progetto di lunga gestazione che viene dopo la prima e più acerba fase del gruppo, risalente alla metà degli anni Novanta, oltre che dopo lo scioglimento e la reunion del 2009: Pierfrancesco Drago e compagni si ritrovano sicuramente maturati e pronti a un lavoro più cosciente e a fuoco, meno impressionista, dove ogni dettaglio è pensato, studiato in modo maniacale con il solo obiettivo di arricchire l’idea primordiale. La band pare quindi entrata in uno stato di grazia che fa ben sperare per l’evoluzione e il rinnovamento di uno scenario caotico e variegato come quello del prog italiano, non mancano infatti i punti di contatto con i suoni più all’avanguardia nel campo o con un certo power metal di ultima generazione.

Sette tracce che scorrono quasi come fossero una soltanto; un groove di batteria apre il lavoro ma lascia subito la scena alla voce sognante ma possente di Drago, che conduce l’ascoltatore in un’altra dimensione (sembra di sentire Peter Hammill di Pawn Hearts). Una vocalità capace di muoversi sulla corda del tempo, tra passato e futuro, racconta di uomini alla ricerca perenne di un luogo ideale dove essere pienamente se stessi.  Il primo brano “Behind The Curtain” termina con una bellissima progressione armonica con la voce che si libra a mezz’aria e sorvola un tessuto ritmico e melodico denso di romanticismo.  Subito dopo si plana su spazi larghi e tersi con “Heartbeat” e si cade su territori aspri e incandescenti con “Dog In Chains”. Un volo allucinato che conduce l’ascoltatore in un fantomatico bosco di “Caledonia”: un recitato in italiano dal gusto retrò introduce una suite narrativa di oltre otto minuti, molto curata e con chiari riferimenti ai Genesis del primo lustro degli anni Settanta. L’inglese e l’italiano si alternano senza soluzione di continuità così come si arriva senza pudori e paure al pop più raffinato, a dimostrazione che gli Arcadelt, pur restando saldamente nell’alveo del prog più denso, hanno il coraggio di mostrare tutte le loro attitudini, senza alcun imbarazzo, in piena e libera maturità.

Gli Arcadelt sono: Pierfrancesco Drago, voce; Fabio Cifani, Basso; Sandro Piras, Batteria e percussioni; Fabrizio Verzaschi, Chitarra; Giacomo Vitullo, tastiere, pianoforte e programmazioni.

Tracklist

01. Behind The Curtain
02. The Heartbeat
03. Dogs In Chains
04. Caledonia
05. Assenze
06. Blood On
07. The Blue Side