ANCESTORS, Justin Maranga

ANCESTORS, Justin Maranga

Alla continua ricerca di dischi validi cui potere dedicare il mio tempo, talvolta mi imbatto in band che già conosco superficialmente, ma delle quali ignoro la reale evoluzione. E così che alcuni mesi fa mi sono ritrovato tra le mani Suspended In Reflections, quarto album in studio degli statunitensi Ancestors. In esso ho ritrovato emozioni sopite da tempo e allo stesso tempo una varietà altrove non facilmente riscontrabile: è un lavoro che trascende i generi, sovrapponendo a una struttura essenzialmente post rock atmosfere di derivazione doom ed elementi di estrazione ancora più ampia (con echi jazz, psych rock…). Si tratta senza dubbio del disco che ha ribaltato le sorti di un’annata sinora povera di soddisfazioni e in cui il meglio lo stavo ricevendo dalle ennesime ristampe dei miei gruppi preferiti. Inviare alcune domande al chitarrista e cantante Justin Maranga mi è quindi sembrato d’obbligo. La chiacchierata si è rivelata piacevole e specchio ideale di una band che ha davvero qualcosa da dire. A voi…

Il vostro album precedente In Dreams And Time è stato pubblicato nel 2012 e sembra che da allora siate in parte cambiati. Per favore, condividete con i nostri lettori qualche pensiero che considerate rilevante al fine di comprendere davvero la vostra proposta attuale e ciò che è accaduto negli ultimi tempi alla band.

Justin Maranga (chitarra): Siamo cresciuti molto come persone, musicisti e compositori, almeno credo. Ci siamo focalizzati maggiormente sullo scrivere canzoni e ancora canzoni, e nel creare una versione più concise di quello che abbiamo sempre fatto. Si spera continuando a rifinirlo.

In che modo credi vi siate evoluti come musicisti durante gli anni e guardandovi indietro come considerate ora le vostre precedenti incisioni?

Allora, come ogni musicista ritiene, siamo migliorati durante gli ultimi sei anni (o quantomeno lo credo), ma penso che abbiamo anche imparato molto a moderarci. Lo spazio che sta in mezzo è importante almeno quanto le note stesse e abbiamo tentato di creare quello spazio senza metterci dentro nulla di non necessario. In precedenza ci avremmo buttato dentro di tutto, incluso il lavandino della cucina.  Pensavamo che per creare qualcosa di grande si dovesse produrre molto suono contemporaneamente.

Ritengo che ogni disco sia un’istantanea relativamente accurata delle persone che eravamo in quel dato periodo. Siamo sempre sottostati a molti vincoli di budget e anche questi fattori hanno avuto il loro peso, ma vedo ogni album come un’immagine di quel momento. Se li ascolto, torno a quell’epoca, ma se suono quelle canzoni, lo faccio ora, come il musicista che sono ora, dunque non percepisco quel senso di nostalgia.

Quale è  il concept principale affrontato nei testi di Suspended In Reflections? Sono tra loro collegati? In che modo?

In generale l’album parla dei misteri della morte e di una vita vissuta riflettendo. Tutte le canzoni sono legate tra loro. Pensale come se fossero delle vignette, quasi.

La vostra musica è profondamente evocativa e malinconica, oltre ad apparire lievemente estranea al nostro tempo, che è  caotico e febbrile. Credete che la cultura americana possa essere considerata un’influenza per la vostra musica? Quali sono le emozioni che vi hanno portato a realizzare brani così introversi?

Penso che scartare quello che sta avvenendo nella nostra società (sia essa quella americana o quella globale, che oggi pesa davvero) sarebbe folle. Tutto subisce l’influenza del mondo che ci circonda. Come risultato, nella nostra musica vi è decisamente un elemento di escapismo. Sebbene ci sia senza dubbio melanconia, è ancora una volta intesa per portarvi lontano dalla disperazione della vita vissuta nell’attuale clima sociale e politico. E spero non vi sia disperazione nell’album. Vi è piuttosto nelle nostre vite, quindi ritengo sia importante che ci sia sempre un elemento di speranza nella nostra musica, nonostante non lo senta sempre nella mia vita di singolo individuo.

Suspended In Reflections ha alcuni momenti strumentali, ma anche le linee vocali paiono ricoprire un ruolo importante. Come vedete la relazione tra musica e parole?  Essa deve avere un significato profondo, oppure esprimersi per se stessa?

Tutto è intrecciato. Credo che l’album susciterebbe emozioni simili sia con sia senza le linee vocali. Nel nostro profondo siamo senza dubbio dei narratori che si esprimono attraverso la musica. In questo album le linee vocali sono molto importanti ed è  stata la prima volta ed è stata la prima volta che le abbiamo trattate con la deferenza che meritano. È qualcosa che intendiamo mantenere anche in futuro e si spera possiamo migliorare tanto nello scrivere testi quanto nel dargli una voce. Questo album ci ha decisamente dato maggiore confidenza sulle nostre capacità vocali.

Quale è il significato dell’immagine di copertina di Suspended In Reflections? Che cosa desideravate esprimere attraverso l’immagine utilizzata?

Volevamo qualcosa che fosse ugualmente classico nell’approccio e moderno nel risultato. Scuro con sprazzi di colori brillanti … direi come la vita… Al di là di questo, la casa ha a che fare con la “storia”.

Non essendo un musicista (suono la chitarra solo nella mia stanza…), mi interessa capire se cercate spesso strumenti vintage e se spendete molto del vostro tempo per trovare la giusta chitarra o l’amplificatore perfetto… che cosa utilizzate per realizzare il vostro suono?

Dipende da a chi nella band poni questa domanda. Jason ha accumulato un buona collezione di  sintetizzatori, organi, piano… C’è stato un periodo all’inizio della nostra carriera come band durante il quale pensavo molto a quale strumento dovessi utilizzare al fine di ottenere il suono che stavo cercando, ma una volta raggiunto il mio scopo, ho più o meno smesso di cercare. Solamente durante l’ultimo paio di anni ho ricominciato a guardarmi intorno. Ho suonato un buon numero di chitarre differenti attraverso altrettanti amplificatori su questo disco, sempre nel tentativo di raggiungere il suono specifico che avevo in mente.

Questa è una domanda che non sono solito porre, ma dato che siete cambiati parecchio nel corso degli anni, mi piacerebbe sapere quali siano i vostri album preferiti, quelli che ascoltavate quindici anni fa e che ancora oggi considerate davvero importanti…

La maggior parte dei miei album preferiti non ha mai smesso di essere tale. E sono ovunque, dunque è una domanda difficile cui rispondere. Ovviamente, ascoltando cose nuove che prima non conoscevo (nuove e vecchie), nuovi album vengono continuamente aggiunti alla lista.

Desidero elencare alcuni album vecchi e nuovi che definirei come preferiti: Brothers And Sisters, OK Computer, Let It Be (quello dei Replacements… scusate), Late For The Sky, Enemy Of The Sun, Spirit Of Eden, You’d Prefer An Astronaut, No Room For Squares, 93 Til Infinity, Eldorado, The Shape Of Jazz To Come, Songs Of Love And Hate, Baduizm, Clarity, When The Pawn…, Shock Of Daylight, Hemispheres, Animals, Idle Moments, In The Wee Small Hours, Bizarre Ride II The Pharcyde, Flip Your Wig, Panzerfaust, Gilded Palace Of Sin, Just For A Day… potrei andare avanti all’infinito!

Grazie per il vostro tempo. Sentitevi liberi di chiudere l’intervista come preferite…

Grazie per avere dato una possibilità al nostro nuovo album. Dopo sei anni nell’oscurità, non eravamo certi che qualcuno ci avrebbe calcolati minimamente. È un vero onore sentirsi dire da qualcuno che qualcosa che abbiamo creato sia il migliore album ascoltato quest’anno. Non è qualcosa  che possiamo dare per scontato, quindi grazie.