ANASTASIOS SAVVOPOULOS AZURE, Ebbs And Flows

“Esprit de géométrie, effetto quadrinomico e fluidità strutturale”

Il potere metamorfico non è solo delle piante e dell’uomo: anche la musica lo incarna e rappresenta in senso proprio. Nella sfera del cosiddetto “jazz d’avanguardia”, metamorfosi e transmutazioni possono essere variamente pensate, concedendo spazio tanto ad una neo-fusion quanto ad un minimalismo rarefatto, tanto a un neo-free jazz quanto a una moltitudine di rimandi folklorici difficilmente elencabili. Ma quando il potere metamorfico si genera a partire da un’idea fissa, da un leitmotiv, da una cellula madre in cui melodia e ritmo sono una cosa sola e indivisibile, accade che ogni cambiamento nutra la forza della concentrazione, e dalla concentrazione non si distacchi mai; accade anche che forma e contenuto si compenetrino in una reciproca necessità d’esistenza, ed è quello che avviene all’interno del quartetto capitanato dal chitarrista e compositore Anastasios Savvopoulos, con Peter Ehwald (sassofono tenore), Antonis Anissegos (piano e fender Rhodes) e Ludwig Wandinger (batteria) implicati alla perfezione nella scrittura iperstrutturata.

Il disco Ebbs And Flows presenta una chiara predilezione dell’esprit de géométrie sull’esprit de finesse: tutto è incastonato, proporzionato, razionalizzato, come dentro ad una scatola cranica che, aperta d’improvviso, promani la musica interna alle connessioni neurali, facendosi, con ciò, frastagliatissimo oggetto sensibile: “ordo et connectio idearum idem est ac ordo et connectio rerum”, direbbe Spinoza. Ed ecco allora lo splendido paradosso per cui, col crescere dell’asimmetria metrica e della complessità della stesura delle composizioni, aumentano anche la nettezza del ritmo e la dichiaratività dei temi. Qualcosa dell’impianto compositivo dei quartetti di Tim Berne è indubbiamente qui riecheggiato, ma ciò non disturba l’ascolto e non va ad intaccare la personalità sonora del gruppo. Fraseggi tesi, armonie sospese, metriche spostate, sono certamente la forma-contenuto di Azure. Tuttavia non manca un portamento generale del tempo interno, un inner flow ben piantato e solido, che apre sia a squarci di riflessività liquida che a soluzioni di schemi fusion. Tutti i soli sono ricostruzione e decostruzione dei temi, così che l’effetto quadrinomico del gruppo ne viene esaltato. A parte “Azure”, che è il pezzo meno articolato e più diretto, con un tema tanto struggente quanto sinistro, e a parte “Bygones”, splendida composizione bipartita tra eterea ballad e assalto ritmico, l’album può essere ascoltato come una complessa espressione polinomica (“Ebbs And Flows”, part I e II), come una spinta fisica ad ascendere (vedi “Auftrieb”, part I, II e III), come una lettura al microscopio di microrganismi (“Reflections”). Il quartetto di Savvopoulos vince infine la sfida più difficile: conquistare la fluidità nella strutturazione.