American Recordings (of Italy)

Buck Curran è stato parte del progetto Arborea, poi si è dedicato a una carriera solista che lo ha condotto a realizzare Immortal Light (2016) e ora il (quasi) interamente strumentale Morning Haikus, Afternoon Ragas.

BUCK CURRAN, Morning Haikus, Afternoon Ragas

Dedicato ai suoi figli, l’album è un mezzo per approfondire sonorità che trovano le proprie origini nell’opera di Robbie Basho, del quale Curran ha anche pubblicato Live in Forlì, Italy 1982, sulla sua etichetta Obsolete Recordings (recensito più avanti). Non si tratta di coincidenze, in quanto il musicista americano vive ora a Bergamo (dove ha registrato le dodici tracce contenute in questo LP) e trova nuova ispirazione proprio nello stile di vita agreste e carico di poesia (da qui il titolo) che la contraddistingue. La maggior parte degli episodi qui contenuti risalgono al 2017, eccezion fatta per l’apripista “Song For Liam”, la cui scrittura primigenia risale al 2014. Lo stacco rispetto al disco precedente è netto, tanto che qui non c’è alcuna traccia di psichedelia e il pathos emanato dalla chitarra ha un retrogusto intimista allora appena accennato. Vi sono anche input medio orientali che corroborano l’importanza simbolica della seconda parte del titolo, in verità mero riferimento ai momenti della giornata durante i quali sono stati eseguiti i brani. Nonostante il minimalismo che li contraddistingue, necessitano di alcuni ascolti per essere apprezzati sino in fondo, ma una volta entrati nel cuore dell’ascoltatore, difficilmente ne usciranno. Anche “Dirt Floor” (cantata dalla moglie Adele), nel suo essere apparentemente imperfetta, raggiunge un’intensità che si spera possa essere mantenuta intatta anche in futuro.  (Samuele Lepore)

Curran da tempo ormai s’è stabilito in Italia, ma la sua musica, com’è logico che sia, rimane saldamente ancorata alle radici statunitensi, si ascoltino gli arpeggi cristallini di “River Unto Sea”, la ballata con la sua compagna Adele H, “Dirt Floor”, e l’incedere selvaggio della chitarra acustica nella conclusiva “Crucible (27 July 2000)”. Eppure lo scollamento con le praterie e gli immensi paesaggi americani si avverte lo stesso, il merito va forse attribuito a una maggiore insistenza su melodie che fanno tanto Europa, ma è chiaro che sto cercando di spaccare il capello in quattro, dato che alla fine della fiera questo Morning Haikus, Afternoon Ragas (titolo composito e programmatico, oltre che particolarmente evocativo) è un album delicato e fiero allo stesso tempo, oltre al fatto che si cerca in tutti i modi di sfuggire al tempo e di dominarlo facendo leva sui ricordi, mettendo coraggiosamente da parte concetti ingombranti e problematici come contemporaneità e tecnologia. Alla fine l’obiettivo dell’ex Arborea resta quello di toglierci per un’ora dalle distrazioni quotidiane per regalarci qualche momento di riflessione e di straniamento, cosa che la musica dovrebbe fare sempre in realtà, ma non è affatto scontato che ciò avvenga tutte le volte che schiacciamo play sullo stereo. Bentornato guitar-man. (Maurizio Inchingoli)

ROBBIE BASHO, Live In Forlì, Italy 1982

Al chitarrista nativo di Baltimore (nel Maryland), vero nome Daniel R. Robinson Jr., dovrebbero fare più di una statua. Il motivo? Semplice, è stato capace di ri-evocare col suo strumento precisi scenari (bucolici, malinconici, epici) e di ricordare il passato con estrema dedizione e scioltezza performativo-narrativa, senza mai risultare ridondante, e non è un caso che uno come Buck Curran si sia adoperato per mettere in circolazione questo live in Forlì, che risale addirittura al 1982. La registrazione è nitida, Basho sembra in forma e tra un pezzo e l’altro accenna a presentazioni in italiano. Si intuisce che è grato di essere ospite nella cittadina romagnola, l’ascolto perciò risulta gradevole e la performance a tratti tocca vertici di lirismo sinceramente inaspettati per un “disco dal vivo” (è tutto lì, vero, non sembrano esserci applausi finti). I voli chitarristici di “The Grail And The Lotus” sono poesia pura, i virtuosismi di “Clair De Lune (for Twelve-String)” nel finale sono da brividi. Live In Forlì si va ad aggiungere al tributo pubblicato dalla Obsolete Recordings un paio di anni fa e serve sempre alla stessa cosa, a far acquistare i dischi di Robbie Basho, personalmente direi almeno The Grail & The Lotus, i due The Falconer’s Arm, Venus In Cancer e il magnifico Song Of The Stallion. (Maurizio Inchingoli)