ALTAR OF OBLIVION, The Seven Spirits

The Seven Spirits è l’album di cui gli Altar Of Oblivion parlavano da diversi anni. Ai tempi in cui li intervistammo – in concomitanza con la pubblicazione di Barren Grounds (2016) – Martin Meyer Mendelssohn Sparvath dichiarò che il nuovo album della band avrebbe segnato un parziale distacco dalle sonorità epic doom di Sinews Of Anguish (2009) e Grand Gesture Of Defiance (2012). Considerando che nelle trame delle loro composizioni c’è sempre stata una vena heavy metal, quest’evoluzione non sorprende del tutto e, pur suscitando un pizzico di nostalgia per il passato, appare essere l’unica strada possibile da percorrere. A partire da “Created In The Fires Of Holiness” si percepisce un’aura evocativa sostenuta da ritmiche meno cadenzate che in passato e da fraseggi di chitarra dal retrogusto US metal, cui fa da contraltare il cantato teatrale di Mik Mentor. Il suo stile si rivela essere il reale punto di contatto con quanto realizzato in passato dalla formazione danese e assume la valenza di una rassicurante conferma. Episodi quali “Gathering At The Wake” mostrano flebili legami con i loro trascorsi e introducendo la progressiva “Language Of The Dead” forniscono una chiave di lettura per il disco nel suo complesso: alcune dinamiche si sono modificate, ma l’essenza degli Altar Of Oblivion resta immutata. Nonostante ci siano cambi di tempo inaspettati, la capacità di riportare in superficie ricordi e sensazioni sopiti nei meandri della memoria ne risulta addirittura amplificata. In tal senso, l’assolo di chitarra che impreziosisce la conclusiva “Grand Gesture Of Defiance” induce a voler riascoltare The Seven Spirits alla ricerca di quei particolari che contribuiscono a renderlo un ottimo ritorno.