AGNES OBEL, Myopia

Myopia è il quarto album di Agnes Obel e quello con cui fa un passo indietro, rievocando le atmosfere di Aventine (2013). Se con il precedente Citizen Of Glass (2016) aveva sperimentato l’utilizzo di strumenti e arrangiamenti per lei inusuali, in questo lavoro la musicista danese si rifugia in sonorità che, pur conservando alcuni elementi del recente passato, per lo più recuperano il minimalismo dei primi due lavori (il primo fu Philarmonics, 2010). Myopia è in tal senso un disco furbo, nella misura in cui, ancora una volta, ai sintetizzatori vengono accostate atmosfere assimilabili alla musica classica e, in questa occasione, a movenze dal retrogusto anni Ottanta. Anche i testi si discostano dalla produzione passata per sembrare più duri, mantenendo comunque intatta quella parvenza di dolcezza eterea che ben si adatta alla voce della Obel (I would like to fall, silence every call / Fall asleep / Will you level me with a dream? / If I could fall, fall). Vi è meno spazio per gli episodi strumentali (“Roscian”, “Drosera”, “Parliament Of Owls”) che si inseriscono nel contesto legando gli altri brani, ma anche vivendo di vita propria. Qui sta un po’ il limite di Myopia: reitera soluzioni conosciute e non stupisce. Non è necessariamente un male, perché i brani sono ispirati e forse è solo arrivato il momento di rischiare. In tal senso, Citizen Of Glass avrebbe dovuto costituire un punto di partenza e non un caso isolato. Non resta che confidare in un’evoluzione

Tracklist

01. Camera’s Rolling
02. Broken Sleep
03. Island Of Doom
04. Roscian
05. Myopia
06. Drosera
07. Can’t Be
08. Parliament Of Owls
09. Promise Keeper
10. Won’t You Call Me