ABRAHMA, Reflections In The Bowels Of A Bird

Abrahma

La chiave per comprendere Reflections In The Bowels Of A Bird è da ricercarsi nel mancato raggiungimento di una sintesi tra i molteplici elementi che concorrono a delineare la formula dei parigini Abrahma. Già autori di Through The Dusty Paths Of Our Lives (2012), sono assorbiti da una varietà di input che di rado vengono sviluppati in parallelo, bensì inseriti all’interno di uno stesso episodio. Questa caratteristica lascia trapelare una naturalezza espressiva che permette di alternare momenti energici a una marcata tendenza a delineare passaggi space rock. Non vengono lesinati wah wah e cambi di umore che contribuiscono a infondere un tocco di evocatività a “Weary Statues”, giustificando l’utilizzo di un artwork (opera di Jalón de Aquiles) dalle tinte gravi. In “Kapal Kriya” traspare la volontà di fondere ritmiche sanguigne col Medio Oriente, facendo altresì ricorso a linee vocali sussurrate e a una struttura libera. Le composizioni di Seb Bismuth (voce, chitarra e tastiere), Nicolas Heller (chitarra), Guilluame Colin (basso) e Benjamin Colin (batteria) sono attraversate da una sottile linea di ispirazione grunge che fa da contraltare alle frequenti incursioni dal sapore doom. Nonostante i frangenti di maggiore interesse siano quelli dilatati di “Omens Pt. 3” e della malinconica “Conium”, la partecipazione di Ed Mundell (The Ultra Electric Mega Galactic, Monster Magnet) in “A Shepherd’s Grief” rivela infine le origini di un suono suscettibile di essere ulteriormente levigato.