A-SUN AMISSA, Ceremony In The Stillness

Ceremony In The Stillness

Ceremony In The Stillness nasce dall’intersecarsi di elementi ambient e post-rock, filtrati attraverso il ricorso a ritmiche dilatate che rimandano in una certa misura agli anni Novanta. Trattasi di un album strumentale che in sole sei tracce riesce a plasmare paesaggi sonori evocativi, sospesi in una dimensione dove regna una malinconia cullante e al contempo impenetrabile. Per quanto riguarda l’atmosfera emanata, potrebbe essere accostato a certe visioni di Seabuckthorn oppure ai lavori di Yair Elazar Glotman nel suo fluire come un liquido su di una superficie semi-ruvida. Dal punto di vista strutturale si rivela essere ricco di sfumature e le note di sassofono riprodotte dai suoi solchi ne sono testimonianza: ogni passaggio è inserito in un contesto specifico, sottendendo a un sottile equilibrio. Gli episodi che lo compongono sono legati gli uni agli altri e perderebbero la propria specificità se isolati. Il continuum di cui fanno parte emana fascino proprio perché si evolve mantenendo intatta un’apparente staticità estetica. L’unione tra elementi antitetici come drone minimali e ritmiche di batteria (sinora mai utilizzate da A-Sun Amissa) potrebbe indurre a considerare certi passaggi forzati, eppure a prevalere vi è sempre l’atmosfera caratteristica di buona parte dei progetti di Richard Knox e Gizeh Records.