SUMERLANDS, Sumerlands

Esistono formazioni che riescono ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore anche solo grazie alla presenza tra le loro fila di personaggi di spicco di una determinata scena. Talvolta progetti di tale natura coinvolgono musicisti con alle spalle esperienze differenti, ma accomunati da una visione simile. Nel caso dei Sumerlands la sorpresa raddoppia, perché il disco esce per Relapse, da sempre attenta a quello che accade in ambito estremo, ma poco propensa a mettere in risalto musicisti le cui precedenti pubblicazioni non superavano la tiratura di poche centinaia di copie. Dietro al microfono della band compare infatti Phil Swanson, ospite sul primo 12” degli Atlantean Kodex e noto per la sua militanza in Upwards Of Endtime, Hour Of 13, Seamount, Vestal Claret, Briton Rites e più di recente Lords Of Triumph (assieme a Martin Meyer Sparvath e Christian Norgaard degli Altar Of Oblivion). Sebbene Swanson goda di una discreta fama tra i seguaci della musica del destino, mai ci si sarebbe immaginati di trovarlo su di un album pubblicato da un’etichetta di questo peso. Alla batteria siede niente meno che Justin De Tore (Magic Circle, Stone Dagger), vale a dire uno che ha realizzato quasi esclusivamente demo ed ep, che però molti collezionisti cercano disperatamente e per i quali sono disposti a spendere cifre esorbitanti. Perché? La risposta dovrebbe essere semplice, ma forse non tutti i lettori (non conoscendo le band appena nominate) capiranno al volo, per cui si dovrà ricorrere a un giro di parole che possa rendere l’idea: la storia dell’heavy metal è costellata di gruppi che ne hanno rivoluzionato il corso grazie a una esigua manciata di canzoni provviste di una carica esplosiva aliena a quelle di successo e solo il tempo ha donato loro la fama. Ora tanti giovani le imitano, ma pochi sono in possesso di quella energia e di quella passione. E chi è che invece le ha? Beh, più o meno tutte le band di cui sopra. Se poi si tiene conto del fatto che alla chitarra suona Arthur Rizk (produttore di Inquisition, Power Trip, Pissgrave e batterista degli Eternal Champion, che hanno fatto uno split con i Gatekeeper e stanno per uscire con l’album The Armor Of Ire), il cerchio si chiude.

In effetti descrivere questo disco risulta davvero semplice, in quanto non ha una nota fuori posto e pur prendendo le mosse da sonorità desuete (heavy metal classico tendenzialmente cadenzato e con marcate inflessioni epic e doom), ne esce orecchiabile e (qui il merito se lo deve prendere anche la Relapse) prodotto magistralmente. Non ha nemmeno senso stare a menzionare un brano piuttosto che un altro, in quanto sono tutti superlativi, anche se forse “The Guardian” è quello che si stampa in testa (ma anche nel cuore) più velocemente. Forse è arrivato il momento in cui il sottosuolo metallico smetterà di essere considerato meno valido rispetto a ciò che sta in superficie, ma anche se non dovesse essere così, ci sarà sicuramente qualcuno desideroso di mettere la testa sotto e dedicare parte del suo tempo a questo gioiello…