PYLAR, Pyedra

Pyedra riprende il discorso dei Pylar da dove era stato lasciato in occasione di He Venydo A Reclamar My Trono (2015), mettendo da parte le sperimentazioni di La Gran Obra (2016). Con questo nuovo album passano inoltre ad Alone Records, che lo rende disponibile in formato cd e 12”. Dedicato alla pietra, intesa come simbolo delle culture megalitiche che la utilizzavano per erigere templi e tombe, è stato pubblicato il 2 novmbre, Day of the Ancient Spirits, celebrated after the Feast of Samhain and the rise of the Darkened Moon, second to last of the year, for we go deep into the Dark Season, where spirits from ancient stones dwell. Sebbene la struttura dei brani inclusi sia tendenzialmente libera e suscettibile di essere arricchita da richiami a differenti stili compositivi, nulla è lasciato al caso. Come avvenuto in occasione di Poderoso Se Alza En My (2013), la formazione composta da musicisti già attivi con Orthodox e Blooming Latigo, sintetizza input arcaici con una matassa di natura drone/doom e alcuni passaggi dal retrogusto jazz. Da quando è nata nel 2012, la sua formula si è evoluta in diverse direzioni e qui a prevalere è la componente tradizionale (folk, ma in un’accezione ampia): le tracce proposte sono in prevalenza strumentali e, quando ci si concede una divagazione sostenuta da linee vocali rituali (“Menhir”), assumono una forma discorsiva, dai Pylar stessi definita “litofania”. Indubbiamente concettuale e inscindibile dagli aspetti culturali cui trae origine, non può  essere intesa quale mero sfogo emotivo: Pylar are nourished from the echoes of big stones received in the atavistic depth of the dolmen and tell stories in arcane tongues for us to remember the one route to confront cosmic terror is transcending Death through the Holy Black Stone: Mother Goddess, the centerpiece of Earth and pilar of existence. Il risultato non sorprende come ai tempi del debutto, ma è indubbio che ci si trovi dinanzi a un’entità mossa da un impeto espressivo non indifferente.