PYLAR, La Gran Obra

Chi è solito seguire le pagine virtuali di The New Noise dovrebbe avere già familiarità con i Pylar (cui abbiamo dedicato anche una corposa intervista) e più in generale con l’operato di Knockturne. Nel caso qualcuno si sia perso alcuni passaggi, può scegliere se iniziare a fare la conoscenza della formazione spagnola partendo da qui oppure recuperare i primi due album Poderoso Se Alza En My e He Venydo A Reclamar My Trono. La Gran Obra prosegue il discorso intrapreso in precedenza, focalizzandosi sulla componente drone e ambient. In un certo senso, i due brani qui inclusi mettono da parte alcune delle sonorità coinvolte nel primo disco, riprendendo i vuoti umorali che caratterizzavano il secondo e portandoli agli estremi. Devo in effetti ammettere di essere stato preso alla sprovvista dal nastro in questione, ma è bastato lasciar passare qualche giorno affinché il ricordo delle note ascoltate si sedimentasse. Laddove il lato A si sviluppa in maniera naturale e si conclude in modo inatteso, con fragore e un pizzico di veemenza, il B pare esserne una sorta di parte seconda, quantomeno nel suo incipit. Non a caso le info promozionali recitano: The second side, “Speculum”, is a perfect mirror image of the first. In a sense, an infinite loop has been created between the two sides with the purpose of bending time and entering a level of existence where our subconscious memories live. In un certo senso, girare la cassetta significa capovolgere il mondo e costringersi a vederlo con nuovi occhi. Sempre che l’ascoltatore abbia intenzione di aprirli…