MAMMOTH WEED WIZARD BASTARD, Y Proffwyd Dwyll

I Mammoth Weed Wizard Bastard provengono da Wrexham (Galles) e hanno all’attivo una manciata di produzioni (Nachthexen e Noeth Ac Anoeth) che sono valse loro le attenzioni di Tape Worship Records e New Heavy Sounds, nonché di Kerrang, che a suo tempo li ha nominati Band Of The Week.

La struttura dei brani proposti ha come fondamenta riff melliflui che si fondono con influssi space rock, del resto loro stessi affermano di essere the ideal soundtrack to your next intergalactic voyage or black hole exploration. Ipnotici al punto che già a partire da “Valmasque” si ha la sensazione di avere a che fare con una versione pacata di Come My Fanatics, restano sospesi tra energiche cavalcate cosmiche (“Gallego”) e la tendenza a intessere avventurose fughe strumentali. Talvolta sintetizzano queste anime differenti citando gli Hawkwind anni Settanta, ma con un suono che si inserisce in un contesto attuale (“Testudo”), mentre altrove si lasciano trasportare da ritmiche flemmatiche cui fanno da contorno atmosfere horror (“Osirian”). In alcuni passaggi si sentono elementi dream pop (“Cithuula”) e in linea di massima il gruppo ricorre a una produzione pulita che tende ad enfatizzare il senso di quiete trasmesso dalle linee vocali eteree di Jessica Ball. È come se in questo brano gli Sleep avessero deciso di collaborare con gli Asobi Seksu, mantenendo un certo afflato evocativo, ma smettendo di essere sporchi e opprimenti. Y Proffwyd Dwyll si rivela essere un album avvincente e almeno in parte distinguibile nel marasma odierno.