MALADY, Malady

MALADY, Malady

Malady affonda le proprie radici nel progressive rock della natia Finlandia e si inserisce all’interno della scena retro-rock per coincidenza: le composizioni offerte dai cinque musicisti esprimono al meglio l’urgenza di far proprio un certo modo di sentire, piuttosto che il desiderio di riproporre determinate strutture. Sebbene chi scrive si limiti ad apprezzare il piacevole intrico melodico di “Kantaa Takaa Maan” senza poter addentrarsi all’interno delle storie intessute dalle pacate linee vocali, è evidente ci si trova di fronte a una formazione che questo stile lo sente pulsare nelle vene e che non ha bisogno di palesare le proprie competenze esecutive. Assoli di chitarra e cambi di registro si susseguono con leggerezza, alternandosi a frangenti dai quali emergono una profonda ricerca ritmica e il ricorso ad avventurose fughe strumentali. “Pieniin Saariin” mette in luce un irrobustimento del sound ed è senza dubbio l’episodio più compatto e duro, ammesso che tale aggettivo possa essere utilizzato per descrivere le soavi atmosfere fiabesche altresì presenti nelle note della conclusiva “Kakarlampi”. Chi scrive ammette umilmente che la limpida bellezza di questo lp lo ha messo in soggezione al punto da rendere rocambolesca la scrittura di una recensione il cui unico scopo è di esortare il lettore a trasformarsi ancora una volta in ascoltatore.