KING WOMAN, Created In The Image Of Suffering

Si era già parlato dei King Woman in occasione della pubblicazione di Doubt, ep con il quale venivano gettate le basi per lo sviluppo di una solida identità. Created In The Image Of Suffering mantiene la promessa implicita di Kristina Esfandiari, modificandone lievemente le coordinate stilistiche. Della patina shoegaze di cui erano ammantati i vecchi brani resta solamente l’atmosfera rarefatta, mentre la struttura diviene articolata e la sezione ritmica acquisisce un ruolo di primo piano, in precedenza riservato alle linee vocali. Permangono le profonde vibrazioni slowcore e la sensazione di perdizione trasmessa dagli input sludge. La peculiarità di “Utopia” e delle tracce che seguiranno va ricercata nella produzione curata da Jack Shirley (Deafheaven, Wreck & Reference, Oathbreaker), che concorre a plasmare quello che Relapse definisce ethereal doom rock. Nonostante “Hierophant” lasci sprofondare l’ascoltatore in un abisso di malinconia, tale definizione appare formalmente appropriata per descrivere un album estremamente emozionante.