Inuit – Fifty-Five Historical Recordings Of Traditional Music From Greenland 1905 – 1987

Nella prefazione al saggio “Groenlandia” (Tilgher, 1978) di Mario Marchiori, Jean Malaurie scriveva: È ormai noto che l’artico è destinato, entro dieci anni, ad essere sfruttato industrialmente su larga scala, ed è pure opinione diffusa che questa tappa storica non si realizzerà se non con grave danno per quella natura immersa nel gelo. […] Quei territori non sono disabitati ed è appunto qui che si incontra la storia. Eschimesi, Groenlandesi e Indiani, emergendo da molti millenni, prendono sempre più coscienza delle loro identità etniche, per cui il petrolio avrà avuto per primo risultato di rinfrancare delle coscienze etniche vacillanti. Isolati e divisi, i “Nativi” hanno, sino ad oggi, ripiegato ma non ceduto.

Nonostante una volta in Groenlandia fosse abituale cantare in ogni occasione (a casa, durante la caccia e per esprimere emozioni antitetiche quali felicità o tristezza) e oggi questa tradizione sia in parte andata perduta, il contributo dei collezionisti – che agli albori del XX secolo avevano registrato i canti delle diverse popolazioni della Groenlandia – permette oggi di riprodurle digitalmente e farle conoscere a un pubblico più  ampio, che può così entrare in contatto con la cultura di queste popolazioni. Inuit / Fifty-Five Historical Recordings Of Traditional Music From Greenland 1905-1987 è in realtà la ristampa (disponibile in formato cd e doppio vinile, entrambi accompagnati da un libretto contenente note storiche ed esplicative di ogni brano) di un cd pubblicato in Groenlandia nel 1992 da Ulo. Sub Rosa lo ripropone così com’era stato concepito da Michael Hauser (autore del libro Traditional Greenlandic Music, pubblicazione parallela all’album), sotto la guida di Karsten Sommer. Il canto più antico è stato catturato su cilindri fonografici dall’etnologo e filologo danese William Thalbitzer (1873-1958), mentre i più recenti sono stati registrati durante gli anni Ottanta e testimoniano le abilità di cantanti nati per la maggior parte nei primi anni del Ventesimo Secolo, vale a dire prima della definitiva cristianizzazione degli Inuit. La maggior parte provengono da diverse regioni della Groenlandia (Est, Sud, Sud-Ovest, Centro-Ovest), mentre una piccola componente dalle zone artiche canadesi di Baffin. Sono state raccolte canzoni della tradizione Inngerutit (drum-songs), così  come altre che esprimono umore e sensazioni (anersaatit), canzoni per bambini (aqaati) e le maggiormente note pisit (duel-songs). Da un punto di vista strettamente musicale ci si trova dinanzi a una forma di folk arcaico sorretto da percussioni oltremodo essenziali, cui fanno da contorno brevi monologhi e affettuosi (non sempre!) canti per bambini, ma è indubbio che il valore insito in quest’opera sia innanzitutto di carattere storico e antropologico. Investire su di essa è un po’ come decidere di iniziare a leggere la prima pagina di un libro, in cui tutto potrebbe accadere. Nelle note di copertina c’è infatti scritto: These recordings  expand our field of perception – maybe even our field of consciousness – a form of brutality, a thousand leagues from what one could expect, like a drive – not necessarily comfortable or friendly, but a drive.