GARGOYLE, Reborn In Blasphemy

gargoyle

Da alcuni anni si sta assistendo a un ritorno verso sonorità ataviche e non è raro imbattersi in musicisti che prendono a modello formazioni minori di un passato in apparenza dimenticato. I Gargoyle arrivano da Reggio Calabria e propongono doom ancestrale, sorretto da linee vocali affini a quelle di Lee Dorrian in Forest Of Equilibrium. Da un punto di vista esteriore, hanno in sé tanto la flemma quanto il malessere esistenziale di certe formazioni il cui stile ha segnato il passaggio a forme estreme della musica del destino. I brani inclusi all’interno di Reborn In Blasphemy sembrano eseguiti all’interno di una caverna e sono caratterizzati da una registrazione ruvida e dalla spiccata tendenza a intessere atmosfere morbose. Oscuri e nel contempo evocativi, già a partire dall’immagine di copertina dal retrogusto proto-black, si presentano in maniera grezza e diretta. I Gargoyle si definiscono elegantemente nuns’ masturbators e ricorrono a nomi fittizi che contribuiscono a inquadrarne l’attitudine: Night Walker (howling and riffing rites), Murk Void (black strings), Helkaar (roaring from the depths) e Krommak (mournful visions). Il loro covo è animato dai peggiori incubi della mente umana e si snoda lungo tre brani caratterizzati da un incedere plumbeo che per talune soluzioni stilistiche riporta alla mente The Black. Questo nastro edito da Shadow Kingdom include al suo interno un quarto brano (“The Whisperer In The Darkness”), tramite cui diviene possibile apprezzare maggiormente l’amalgama sonoro offerto da questo manipolo di nostalgici.