Forgotten Tapes – USA

Scrivere per una webzine consente di parlare di musica con una discreta libertà, nel senso che oltre a recensire album di recente uscita, di tanto in tanto si riesce a concedersi dello spazio per condividere le proprie impressioni su band del passato che altrimenti non sarebbe possibile trattare. C’è però un limite, vale a dire l’impossibilità di raccontare qualcosa di interessante su formazioni che hanno pubblicato una manciata di demo e sono poi scomparse nel nulla, non lasciando molto da dire dal punto di vista storico. Da qui nasce questa rubrica, pensata per fare conoscere ai lettori più giovani qualche polverosa cassetta meritevole di attenzione.

Sebbene attive in anni differenti, le band trattate in questa prima puntata hanno come caratteristica comune la provenienza dagli Stati Uniti e sono a loro modo rappresentative di altrettanti approcci alla materia doom.

Si inizia con i Chain Lace, che comprendevano Norman Lawson alla chitarra (Hellion, Bedemon, The Obsessed, Bitch, Overlord, The Factory), Tim Carrubba al basso (Hellion, The Factory), Jerry Orr alla batteria e Cheri Bacon alla voce. Dati i suoi trascorsi tra le fila dei Force di Alfred Morris III (Iron Man) nei bootleg a nome Rat Salad pubblicati da Doom Records durante la prima metà degli anni Novanta, la presenza di quest’ultima è il motivo principale per cui ci si trova a parlare della formazione di Washington DC, autrice di due autoproduzioni. Il primo demo, presumibilmente pubblicato nel 1984, contiene otto brani (“Reason To Live”, “Burnt Offerings”, “Exterminence”, “You’re Crying Now”, Taking Me Down”, “Fortress”, “You Never Stop” e “Forever In A Day”) sospesi tra pulsioni heavy metal e reminescenze dei Trouble. Il suono non è eccessivamente ruvido e potrebbe portare alla mente i Nemesis (pre-Candlemass), anche se le linee vocali conferiscono ai brani un retrogusto anni Settanta.

Turned Earth (1992) degli Sludgeplow esce agli albori del decennio successivo ed è il primo demo di questa formazione originaria dello Iowa. La cassetta include sei brani (“Trust”, “Gut Fountain”, “Falsoap”, “Today Is A Good Day To Die”, “Turned Earth” e “Domination”) e si distingue per una visione arcaica della materia doom, in linea con quanto proposto da Penance e solo pochi anni più tardi da Cold Mourning o Orodruin. Trattasi di brani carichi di groove e caratterizzati da una forte impronta bluesy, nonché lievemente influenzati dal movimento grunge per quanto riguarda l’approccio alle linee vocali. Seppure oggi possa apparire inconsueto, in quegli anni questi stili avevano sovente dei tratti in comune, in quanto le origini storiche e geografiche erano talvolta simili. L’atmosfera plasmata dalla band è opprimente e ingloba al suo interno alcuni input psichedelici, dai quali traspare il suono che verrà nei successivi ep Coleslaw e Hash.

Garden Of Souls (1995) dei The Unholy è in realtà un vero e proprio album autoprodotto e pubblicato in cassetta in seguito alla realizzazione di alcuni demo a nome Acheron. Il nastro contiene nove brani (“Rite Of Spring”, “Raven Of Dispersion”, “Through My Hands”, “The Magician”, “Not Heaven Borne”, “The Tempter”, “Feast Of The Beast”, “Scyldings” e “History”), stilisticamente non distanti da quanto proposto nei due cd pubblicati successivamente dalla formazione di Minneapolis. Eseguito da Wade Laszlo (chitarra e voce), Chris Magras (basso) e Bono Ryan (batteria), immortala i tre musicisti nel tentativo di riprendere le sonorità dei Sarcofagus accompagnandole con linee vocali che ricordano King Diamond. La registrazione non è delle migliori, ma la carica espressa dai musicisti coinvolti nel progetto è tale da non lasciare indifferenti, soprattutto perché da un punto di vista compositivo c’è parecchia sostanza.

Killing The Pain dei Fear Of God si discosta dagli altri nastri qui descritti, perché rappresenta l’ultimo tassello della discografia della band di Los Angeles ed è stato registrato circa un anno prima che Dawn Crosby (Détente, Allies, First Attack) morisse. La formazione che ha eseguito i brani inclusi (“Killing The Pain”, “Infrablack”, “Mourning Light”) è diversa da quella delle sessioni di Toxic Voodoo e comprende, oltre a Dawn Crosby alla voce e John Gerden alla batteria, i nuovi arrivi Bill Hayden e Frank DiMauro alla chitarra e Bruce Greig al basso. Trattasi di episodi molto compatti, che riprendono lo stile estremo dell’album del 1994, rallentandone i ritmi e riavvicinandosi quindi a soluzioni affini al doom. Nonostante la storia non si scriva con i se, è indubbio che un eventuale album successivo avrebbe potuto rappresentare un ottimo incrocio tra i suoi due predecessori. In effetti è stato proprio così, nonostante Jezabel’s Dream dei FOG (1999) sia passato inosservato e abbia registrato una transizione verso lidi death metal, almeno per quanto riguarda l’approccio alle linee vocali.

midian

Sebbene non abbia avuto un seguito, Black Shadows Fall (1998) dei Midian di Dallas rappresenta uno dei gioielli della scena americana di fine anni Novanta. La band era composta da Justin Delord alla voce (Kin Of Ettins), Buddy Hamlett alla chitarra (Kin Of Ettins), Mike Postel al basso e Joshua Weddle alla batteria, e per l’occasione eseguì tre brani (“Black Shadows Fall”, “A Burning Time” e “Forever Divine”) di matrice bluesy, impreziositi da testi che – pur trattando le tipiche tematiche della musica del destino – contribuivano a creare atmosfera (What is and what has always been / Will ever be forever in time / Without beginning be what has no end / Blessed be forever divine).

È arrivato il momento di parlare di uno dei demo più ricercati all’interno della scena epic doom americana, vale a dire Ghostlands degli Icefall. Chi segue con attenzione The New Noise e soprattutto le precedenti incarnazioni della webzine, ricorderà una recensione completa dedicata a questa cassetta, ma a volte è necessario ripetersi, soprattutto se si ha a che fare con materiale di alto livello qualitativo. Trattasi di una formazione originaria di Rochdale, comprendente i soli Sean Underwood (cantante ed esecutore di tutte le parti di chitarra e basso) e Pete (batteria). Sincero appassionato di storia del comunismo, Sean si rende autore di tre brani evocativi, sospesi tra richiami alla sottile malinconia di Into The Depths Of Sorrow dei Solitude Aeturnus e la fiera epicità di Lamentations dei Solstice e Will Of The Gods Is Great Power degli Scald. Non esistono parole adatte a descrivere la bellezza delle note contenute in questo nastro, che si spera un giorno possa essere ristampato ufficialmente.