FEN, Winter

Una melodia melliflua introduce Winter, quinto album dei Fen, tramite cui vengono amplificate le atmosfere introspettive presenti all’interno delle loro composizioni già a partire da Ancient Sorrow. Il ricorso a linee vocali ruvide appare quasi superfluo, in quanto i paesaggi sonori plasmati dalla formazione londinese sottendono a smuovere l’ascoltatore con parsimonia, accompagnandolo nei meandri di un mondo incantato. Laddove in precedenza facevano da contorno ai momenti ritmicamente più sostenuti, ora le fughe dal retrogusto onirico paiono maggiormente strutturate e ricoprono una funzione centrale, come se l’aggressività stesse assumendo sempre meno importanza. Nonostante in alcuni episodi la voce sia decisamente presente, ciò che resta a seguito di alcuni ascolti è la sensazione di avere ascoltato un album in gran parte strumentale. Trattasi di un’illusione, che però influisce positivamente sulla percezione di “IV (Interment)”, che come si può intuire fa parte di un discorso più ampio. Anche il titolo inganna, perché nulla qui trasmette la sensazione di gelo che ci si aspetterebbe da un disco ascrivibile al (post) black metal, bensì un immenso calore, di quelli che rapiscono emozionalmente. A questo aspetto deve avere contribuito la produzione curata da Jaime Gomez Arellano (Ulver, Primordial, Solstafir), perfetta nel sottolineare i passaggi di matrice prog e post-rock, tornati prepotentemente all’interno della loro musica.