DRUDKH / GRIFT, Betrayed By The Sun / Mirages

Drudkh deriva dal sanscrito e significa albero. Non essendo necessario presentare la formazione ucraina, già affermatasi per mezzo di album come Forgotten Legends, Autumn Aurora, The Swan Road e Blood In Our Wells, vale la pena sottolineare quanto sia riuscita a sviluppare una formula espressiva riconoscibile. Pur non modificando in modo significativo gli elementi che ne costituiscono le radici, si rinnova a ogni uscita discografica offrendo composizioni evocative e articolate. Sotto una coltre di emozioni più forti e negative è sempre presente un sostrato di malinconia, sottile ma percepibile. Ciò che emerge poi è l’intensità con cui si esprimono tali sensazioni: l’equilibrio instauratosi tra le diverse parti le rende inscindibili e diviene impossibile avanzare parallelismi, se non con la loro passata produzione. Questa volta i testi sono estratti da “Весна” di Bohdan Ihor Antonych (“His Twenty-Fourth Spring”) e  “Кроковеє коло” di Mike Johansen (“Autumn In Sepia”), quest’ultimo vissuto per alcuni anni a Karkhiv (città di origine della band). Entrambi i poeti sono deceduti prematuramente, il primo per un’infezione polmonare e il secondo ucciso dai sovietici in una prigione di Kiev, dopo essere stato accusato di cospirazione. Gli aspetti testuali dei brani rivestono dunque ancora una volta una funzione essenziale alla comprensione del microcosmo sonoro dei Drudkh.

La veste grafica di quest’uscita si avvale di un dipinto realizzato dall’artista finlandese Magnus Enckell (1870-1925), adatto a presentare anche l’operato di Erik Gärdefors (Arfsynd, Insult, Orcivus e in passato Heresy, Minion, A-Bomb e Haemophilia) a nome Grift. Dal punto di vista compositivo, il musicista svedese intraprende un percorso non dissimile da quello dei Drudkh, nonostante se ne discosti quantomeno per quanto riguarda le linee vocali urlate e per il suono melodico della chitarra. Strazianti e al contempo commoventi, “Källan” (The Source) e “Cirkeln” (The Circle) si rivelano essere molto personali e vengono descritti in questi termini:  This time I have tried to develop Grift further towards a more tranquil expression, but still with an ominous sense of vulnerability and loneliness. Both songs were written during a rather dubious time for me, and I think that is quite clearly expressed in the lyrics. Sometimes we all fumble blindly and everything seems just like mirages that constantly stays out of reach. Il percorso intrapreso prosegue lungo le medesime coordinate stilistiche di Syner (2015) e mette in risalto le sfumature più intimiste di quanto ascoltato sinora.  Ne risulta un 12” realizzato con passione da Season Of Mist in collaborazione con Nordvis Produktion.