DISTANT SUN, Into The Nebula

Il motivo principale per cui i Distant Sun trovano spazio su The New Noise è che si tratta del gruppo power thrash messo su da Artem Molodtsov (basso, chitarra) e Alexey Markov (voce,chitarra) degli Starsoup, di cui ci si era occupati in occasione della pubblicazione di Bazaar Of Wonders.  Entrambi ex membri degli Shadow Host e attivi all’interno della scena musicale di Mosca, in questa occasione sono accompagnati da Erland Sivolapov (batteria), che tra le sue numerose collaborazioni vanta apparizioni dal vivo con i Nokturnal Mortum e dona ai brani un tocco di aggressività. Ne risulta un album in cui non mancano momenti interessanti, ma che nel complesso si perde a causa di una eccessiva eterogeneità. Laddove l’apertura è affidata a “My Trust”, affine a quanto proposto dagli OverKill di W.F.O., “God Emperor” sfocia in un coro un poco ruffiano che riporta alla mente i Blind Guardian. Da un punto di vista prettamente compositivo potrebbe essere interpretato come un pregio, in quanto denota la capacità da parte dei tre musicisti russi di inglobare influenze tra loro diversificate, ma chi ha avuto modo di ascoltare le altre band in cui sono coinvolti lo vedrà come sintomo di una non ben definita identità. Certi passaggi avrebbero trovato migliore collocazione in un brano qualsiasi degli Starsoup e le linee vocali di Alexey appaiono essere troppo poco graffianti. Non a caso il meglio di sé lo danno nello strumentale “Andromeda” e  nella compatta “Throne Of Iron”, in cui la melodia si integra con un riffing evocativo e conciso. Il resto si mantiene su buoni livelli eppure non coinvolge: “The Tharks” è epica e battagliera ma del tutto fuori contesto, mentre “I Do Believe” è una ballata folk che altrove avrebbe fatto davvero bella figura, ma che qui risulta essere sprecata. La qualità c’è, ma manca la visione d’insieme. Peccato.