DEAD TO A DYING WORLD, Litany

DEAD TO A DYING WORLD, Litany

Litany è sorretto da quei chiaroscuri che prendono vita quando la dolcezza e la poesia si celano dietro sfuriate (post) black, perché concede spazio a intrusioni in territori eterei, anche se dominati da inflessioni doom. Il suo procedere flemmatico è intriso di una malinconia che fa affiorare emozioni intime, altrimenti sepolte negli anfratti più reconditi del cuore. Esprimere ciò che si ha dentro è talmente complesso che non si può farcela senza l’aiuto di qualcuno, ecco dunque le collaborazioni Brett Campbell (Pallbearer) e Jamie Myers (Sabbath Assembly). La produzione curata da Billy Anderson dona uniformità a “The Hunt Eternal” e conferisce a “Cicatrix” una patina fiabesca; “Eventide” si sviluppa lentamente e pare cercare se stessa entro un dedalo di melodie che sfumano sino a essere ingoiate dal marciume che le circonda. Echi lontani si sovrappongono alle linee vocali strazianti di Heidi Moore, cui fanno da contraltare il frequente ricorso alla viola di Eva Vonne e la capacità di imbastire melodie di ampio respiro. La violenza dei frangenti di natura crust cambia sovente forma, lasciando che a imporsi siano atmosfere dilatate che giungono a compimento con l’epilogo tirato di “Beneath The Loam”, in cui le inquietudini accumulatesi svaniscono, divenendo solamente un ricordo lontano. Non a caso lo strumentale “Sick & Sunder” è permeato da una tranquillità che esita ad esplodere e dovrà attendere la sezione centrale di “Narcissus” per riportare la formazione texana in territori estremi. Il collettivo Dead To A Dying World si rende infine autore di un album emozionante, in cui ogni elemento si perde nel nulla per poi ricongiungersi fatalmente con se stesso, trovando un proprio scopo in questo mondo morente.