COLD BLUE MOUNTAIN, Old Blood

CBM

Old Blood, nuovo lavoro dei californiani Cold Blue Mountain, potrebbe essere frettolosamente bollato come l’ennesimo disco a cavallo tra doom, postcore, post-rock e sludge, cosa successa a molti altri usciti di recente e in effetti non sempre imprescindibili, eppure si farebbe un torto alla band e probabilmente anche a se stessi. Il motivo è presto detto: all’interno di queste cinque tracce si cela un suono che, pur nel suo legame con un tipo di melting pot oggi particolarmente in voga, riesce a imporsi quanto a personalità e ricchezza di sfumature, a cominciare dalla capacità di costruire percorsi in cui melodie toccanti si legano a riff massicci e vibranti di distorsione (quasi vien da scomodare gli YOB). C’è, poi, anche una venatura di americana che serpeggia suadente sotto pelle e si affaccia allo scoperto nella traccia finale “Demise”, uno dei momenti migliori del disco e sua degna conclusione. A offrire un ulteriore motivo per dedicare un po’ di tempo a Old Blood concorrono infine i testi, capitoli di una storia tenuta sempre un po’ in ombra, così da non scoprire troppo i dettagli e permettere alla fantasia dell’ascoltatore di riempire gli spazi vuoti. I tratti salienti sono presto riassunti: si parla di un popolo invaso, ormai assoggettato e in qualche modo dimentico della libertà e delle proprie radici, ma anche di un pugno di coraggiosi destinati a resistere e non arrendersi. Impossibile non pensare ai nativi americani e al loro genocidio, pur nella mancanza di reali prove a sostegno. Sia come sia, i Cold Blue Mountain hanno saputo tirar fuori un lavoro che si lascia ascoltare dall’inizio alla fine e riesce anche ad infilare un paio di centri interessanti, il tutto senza inventarsi chissà quale colpo ad effetto o distaccarsi troppo dal proprio background, segno che a volte anche con i soliti ingredienti si può portare in tavola un piatto degno di uno chef, l’importante è saperli utilizzare in modo convincente e ben dosato.