BLACK ANVIL, As Was

Li abbiamo scoperti in veste di paladini dell’estremismo metal più marcio nel nome di Hellhammer, Bathory, Darkthrone e compagni di scorrerie, ma di strada questi blackster con le radici nella scena hardcore punk newyorkese (leggi Kill Your Idols) ne hanno fatta parecchia e tornano oggi con un album a dir poco sorprendente, anche in confronto al già evoluto predecessore Hail Death. Se As Was è, infatti, la continuazione di un percorso che i Black Anvil non hanno alcuna intenzione di tradire e che vede proprio nella collisione tra black e thrash il suo nucleo fondante, dall’altra si apre a tutta una serie di influenze esterne che ne arricchiscono e accentano la scrittura. Così accade che accanto a sfuriate iconoclaste si affianchino clean vocals, cori epici, linee melodiche malinconiche, chitarre acustiche, espansioni psichedeliche e tutta una serie di input che, anziché sgretolare e rendere frammentario il suono, ne amplificano la capacità di imprimersi nella mente dell’ascoltatore e fanno di questo disco qualcosa di organice eppure mai uguale a se stesso.

Le molte date al fianco di colleghi blasonati e la capacità di costruirsi una solida reputazione proprio on stage sembrano aver portato in dote alla band il coraggio di osare soluzioni inaspettate – come dicevamo – senza rinunciare al suo carattere, così da offrire al pubblico un lavoro complesso ma non ostico, frutto di sicurezza e allo stesso tempo mai forzato o sopra le righe. Davvero un bel viaggio in note che ricorda da vicino l’evoluzione di altri illustri estremisti in grado di aprirsi senza snaturarsi e impone i Black Anvil come solida realtà e non più semplice promessa. “Two Keys: Here’s The Lock” dimostra come ciò che sulla carta potrebbe apparire indigesto, riesca in realtà risultare efficace e scorrevole nelle mani dei quattro musicisti, qui alle prese con quasi dieci minuti di pura schizofrenia sonora.

Gran finale con “Ultra”, un brano davvero impossibile da incasellare e destinato a prendere di sorpresa anche chi credeva di aver intuito tutto e non si sarebbe aspettato più colpi di scena. Un inizio 2017 incoraggiante, non c’è che dire.