BATHSHEBA, Servus

I Bathsheba non sono altro che la nuova formazione messa su da membri dei Death Penalty di Gaz Jennings insieme a Jelle Stevens (ex Sardonis) e Dwight Goossens (Disinterred). Si ritrovano dunque Raf Meukens (Torturerama) e Michelle Nocon (ex Serpentcult) alle prese con litanie in cui riversare la loro ansia, alternando momenti rarefatti ed atmosferici a sprazzi di rabbia che si manifestano senza preavviso. La formula non è inedita, eppure vi sono alcuni elementi che di volta involta concorrono ad arricchire gli episodi offerti in Servus. Linee vocali pulite cedono spazio a invocazioni oscure che ricordano da vicino lo stile di Dawn Crosby, spingendolo ai limiti estremi di aggressività. Simili frangenti sono il motivo essenziale per cui avvicinarsi a questo disco, preceduto da un demo su nastro e dall’ep The Sleepless Gods. Peccato che le tematiche trattate siano di natura occulta e concedano relativamente poco spazio all’introspezione psicologica, da sempre caratteristica primaria della musica del destino. I tempi stanno maturando e con essi anche ciò che le nuove generazioni intendono esprimere. Non è da escludersi che in futuro la situazione possa evolversi in questo modo e che la sofferenza trasmessa dalle note divenga profondamente intima.