BARST, The Western Lands

In The Western Lands confluiscono molteplici suoni che si sovrappongono senza soffocarsi. Seppure la materia prima sia riconducibile all’ambient, si denotano incursioni in territori da essa distanti: ogni strato ha in sé suggestioni policrome e lascia affiorare frammenti di melodie sotterranee che di tanto in tanto riemergono, assumendo la funzione di trama principale su cui tessere ulteriormente. Tra i differenti livelli intercorre una comunicazione profonda, cui si deve la sensazione di uniformità da cui è pervasa “The Treshold” / “The Rite” / “The Passage”, interazione di elementi che si sviluppano nel tempo e svaniscono cedendo spazio a momenti corali appena accennati o a passaggi eterei. Linee vocali strazianti lacerano la quiete e conducono l’ascoltatore in una dimensione parallela, nella quale il loro dolore appare sopportabile. Hanno partecipato alla realizzazione del disco Mike Armine (Rosetta), Karen Willems (Inwolves), Mathieu Mathlovsky, Nicolas Van Meirhaeghe (Empusae, Onus), An-Sofie De Meyer (FÄR), Tokyo Oyo, Herr Man e Dehn Sora (Treha Sektori, Sembler Deah). Ognuno ha messo del suo, delineando i confini di “The Western Lands”/ “The Fields”, in cui si odono echi di un’ulteriore visione artistica in divenire, di minore complessità strutturale. Il ricorso all’elettronica si coniuga con un break centrale di natura rumorista e un arioso epilogo che chiude il discorso, ricongiungendosi a ciò che era stato espresso nell’incipit.