AUSTRALASIA

Australasia

Notturno colpisce a partire dalla stupenda illustrazione di copertina e non delude le attese: la musica in esso racchiusa si esprime facendo ricorso a tonalità oscure e nel contempo cullanti, che si stampano in testa con dolcezza per non andarsene più via. The New Noise non si fa sfuggire l’occasione di intervistare il polistrumentista Gian Spalluto, mente del progetto Australasia. A voi…

In che modo sei entrato in contatto con Apocalyptic Witchcraft?

Gian Spalluto: Terminate le registrazioni di Notturno ho inviato un promo a Candlelight Records. Uno dei titolari di Apocalyptic Witchcraft lavora per loro e mi ha contattato per proporre la pubblicazione dell’album.

Come ti trovi ad interagire con un’etichetta estera? Credi che esista una differenza di approccio tra label italiane ed estere nel gestire i dischi?

Credo che la differenza principale non sia tra etichette italiane o estere, ma tra serie e altre che non lo sono. Purtroppo la malafede e la stupidità non hanno patria. Fortunatamente lo stesso si può dire anche per la gente che lavora con impegno, seguendo un’etica genuina. Però la linea che separa chi lavora per la crescita dell’arte da chi mira esclusivamente al profitto è spesso molto sottile e confusa.

La musica che proponi è quasi interamente strumentale. Si tratta di una scelta precisa che ha accompagnato il progetto sin dalle sue origini oppure è dettata da altri fattori?

Ho sempre sognato di avere un progetto strumentale. Si tratta di un universo completamente differente dalla musica con voce, un ambiente dove è richiesta una sensibilità particolare, sia come musicista, sia come ascoltatore. Chi sceglie di far parte di questo mondo sa bene quanto questa sia una decisione radicale, che si intraprende per pura passione.

In Notturno confluiscono input provenienti dai più disparati stili musicali (post-rock, shoegaze,…). Quali sono le esperienze che ti hanno condotto alla sua realizzazione e da cosa nasce il tuo amore per questo tipo di sonorità?

Per un certo periodo, a causa del lavoro, ho trascorso del tempo lavorando di notte in quasi completa solitudine. Notturno è figlio di quei momenti, che ho amato più di quanto non mi sarei mai aspettato. Apprezzo generi come post-rock, shoegaze (e la musica in generale) in maniera puramente istintiva, non saprei da dove cominciare se dovessi dare una spiegazione razionale. È stato naturale riversare l’amore per i miei generi preferiti in un progetto nel quale faccio confluire tutto quanto c’è di più personale.

Come musicista sei sempre stato attratto da questo tipo di suoni o si tratta piuttosto del punto di arrivo di un percorso partito da altri approcci/stili?

Da ascoltatore ho sempre adorato questo genere di sonorità. Come musicista invece, ho trascorso diversi anni suonando metal (negli Ingraved), per poi approdare a quello che è attualmente Australasia.

In che modo nascono i tuoi brani? Improvvisi intorno a una ritmica, una melodia oppure inizi a suonare sapendo già quale risultato vorresti ottenere?

Raccolgo delle idee di base, degli accordi, una linea melodica e le accantono solitamente per alcuni giorni. Riascoltandole a distanza di tempo capisco se sono realmente buone e se valga la pena utilizzarle come fondamenta per la costruzione di un nuovo brano.
Raramente mi pongo un obiettivo prima della stesura di un pezzo, a meno che non abbia delle esigenze particolari, e anche in questi casi, la destinazione finale spesso non coincide con quelle che erano le intenzioni di partenza.

Quali ricordi hai del periodo in cui hai iniziato a suonare uno strumento musicale? Sei un musicista autodidatta o sei passato attraverso un percorso accademico o comunque didattico?

Ho cominciato a suonare pianoforte e la chitarra durante l’adolescenza. La chitarra completamente da autodidatta. Non sento la mancanza di un percorso accademico, mi ritengo abbastanza fortunato da riuscire a tradurre in musica quelle che sono le idee senza particolari difficoltà.

Chi ha realizzato l’artwork di Notturno e quali emozioni intende suscitare? Che ruolo ricopre per te l’aspetto visivo/grafico nella tua musica?

L’artwork è stato creato dai ragazzi di Ver Eversum. Prima della sua realizzazione abbiamo discusso di quello che ha ispirato l’album e del nostro comune amore per i vecchi manuali di storia naturale. Penso traduca perfettamente in immagini le atmosfere del disco tanto da esserne parte integrante. Non potrei mai immaginare “Notturno” con una copertina diversa, in quanto le due componenti rappresentano un’opera unica.

La musica costituisce un mezzo tramite cui esternare il proprio mondo interiore ed è una valvola di sfogo delle emozioni più intime. Cosa ispira la composizione dei tuoi brani (libri, film…)?

Più che di libri e film parlerei di sensazioni. Il ricordo di un viaggio appena fatto o il desiderio di intraprenderne uno nuovo, una vecchia foto regalatami da mio padre o la bellezza di cose apparentemente banali come il colore del cielo o la forma particolare di un albero. Considero una fortuna l’avere il tempo e la possibilità di apprezzare questi elementi.

Australasia è un progetto da studio e rimarrà sempre tale, oppure ti piacerebbe portarlo su di un palco? In prospettiva di un suo sviluppo live pensi che lo accompagneresti con delle immagini/proiezioni e, se si, hai già in mente che tipo di visual ti piacerebbe adottare?

Al momento non prevedo alcuno sviluppo in sede live ma, se decidessi di intraprendere questo percorso, mi piacerebbe accompagnare la musica con una forte componente visiva. Ovviamente come nel caso dell’artwork si tratterebbe di immagini legate alle sensazioni che vengono trasmesse dalla musica.

Quale significato dai ai titoli dei brani, sviluppi dei concept mentali attorno alla tua musica o lasci semplicemente fluire le emozioni in modo libero?

I titoli sono sempre chiavi di lettura per la musica, allo stesso tempo mostrano e nascondono. È importante che siano costituiti da una sola parola di facile interpretazione, sia per un ascoltatore italiano, sia per uno straniero. In questa maniera contribuiscono a sviluppare il concetto di universalità e rottura delle barriere linguistiche proprio della musica strumentale. Questo è uno dei motivi che rendono questo mondo tanto affascinante.

Ti ringrazio per il tempo che hai speso per rispondere alle mie domande. Puoi chiudere l’intervista scrivendo qualcosa che ritieni importante e che io non ho avuto modo di chiederti.

Grazie a te e a The New Noise per questo spazio e alle persone che avranno speso qualche minuto del loro tempo per leggere l’intervista.
Invito tutti i curiosi e i sognatori a visitare l’homepage di Australasia per ascoltare musica, guardare video e prendere parte a questo viaggio.