ASHENSPIRE, Speak Not Of The Laudanum Quandary

Registrato e mixato da Greg Chandler degli Esoteric, Speak Not Of The Laudanum Quandary si rivela essere esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un progetto legato al suo nome, vale a dire un collage policromo di influenze provenienti (anche) dal jazz e dalla fusion. La materia principale è “avantgarde”, nel senso di Dødheimsgard e Arcturus, un suono in cui la primigenia componente black sopravvive solamente come accenno nelle atmosfere di “Mariners At Perdition’s Lighthouse”. Le linee vocali teatrali conferiscono un retrogusto drammatico a parte dei brani inclusi, che il più delle volte non scendono al di sotto degli otto minuti. L’eccezione è costituita da “A Beggar’s Belief”, che introduce “Fever Sheds” tramite sinistre orchestrazioni e una narrazione asciutta, presente in diversi passaggi. Il lavoro svolto dalla sezione ritmica riveste una funzione strutturale che va oltre la tessitura di sorprendenti cambi di tempo, rivelandosi essere centrale anche laddove ad arricchirla vi è il violino di James Johnson. A dispetto di tale ricchezza di elementi, l’album fluisce in maniera organica e si insinua nella mente dell’ascoltatore, alternando frazioni intricate a fraseggi melodici ben inseriti nel discorso. Da un punto di vista concettuale, Alasdair Dunn (voce, batteria) si concentra sulla storia recente della Gran Bretagna, evitando volutamente di cascare nel nazionalismo romantico diffuso tra le nuove leve black metal e prendendo quindi ancor più le distanze da una scena con cui Ashenspire pare non avere quasi nulla in comune. Ne risulta un’ora abbondante di musica visionaria, avvalorata da una produzione che ne mette in risalto le molteplici sfaccettature. Interessante.